Se l’Advertising è morto e gli influencer non si sentono tanto bene

3 motivi che stanno mettendo la parola fine all'advertising come oggi lo conosciamo.

3 motivi che stanno mettendo la parola fine all’advertising come oggi lo conosciamo.

Prima lo chiamavo Modello Push e presto si è trasformato nel cosiddetto Spray and Pray.
E’ iniziato tutto parecchi anni fa, quando la TV ha aperto le porte agli inserzionisti e ai loro budget faraonici. Lo scopo del gioco era invadere la TV di spot pubblicitari da inculcare nella mente dei telespettatori che presto o tardi sarebbero diventati consumatori.
Ha funzionato tutto molto bene per parecchio tempo e per anni Radio e Web hanno imitato il modello fedelmente. Il Modello Push, per l’appunto, cioè quello che prevede di “sparare nel mucchio” su tutto il pubblico dei consumatori e pregare che il messaggio attecchisca, che la campagna pubblicitaria abbia effetto e che si converta in vendite. Tante vendite possibilmente.
Anche il web, che tante rivoluzioni ha fatto, si è comodamente adagiato spesso sul sistema pubblicitario che ha trovato già bello, pronto e funzionante. Così ben presto anche i siti web sono diventati accozzaglia di annunci pubblicitari, vari nella forma ma uguali nel messaggio, che arrivano massivamente agli utenti, genericamente intesi, interrompendo in modo drastico la fruizione del contenuto.
Il risultato, neanche a dirlo, è che questo bombardamento sta rendendo definitivamente immuni i consumatori finali, siano essi utenti, telespettatori, radioascoltatori o quant’altro.
Nessuno può mettere in dubbio l’efficacia di un bombardamento, che porterà sempre e comunque i suoi frutti, ma numerosi segnali ci indicano chiaramente che il raccolto è sempre più scarso.
Ecco quindi qualche statistica che indica in modo inequivocabile come l’advertising tradizionale abbia i giorni contati:

  1. Solo il 33% dei consumatori si fida dei messaggi trasmessi tramite annunci online. [Fonte: Nielsen]

  2. Solo il 22% degli utenti ha fiducia nei brand [Fonte: Havas Media]

  3. Ci sono 615 milioni di device con sistemi di Ad Blocking che elimina la pubblicità dai siti. In Italia il 17% della popolazione ha un Ad Blocker installato [Fonte: PageFair]

Queste tre indagini di mercato sottolineano come catturare l’’attenzione con il tradizionale display advertising e rendersi credibili sia ormai una sfida titanica. I banner sono sempre più invisibili agli occhi degli utenti ormai estenuati, che chiedono ora alle aziende di relazionarsi in maniera umana e sostenibile.


C’è aria di divorzio. Perché le persone vengono prima delle vendite.

Il marketing tradizionale finora descritto tende a separare le persone dalle vendite e a calcolare gli utenti un tanto al chilo. Per quanto siano stati fatti sforzi importanti per profilare sempre meglio gli utenti e quindi tarare nel modo migliore ogni messaggio pubblicitario per ogni singolo potenziale cliente, la logica è sempre rimasta invariata: io ti vendo qualcosa, tu mi credi e compri.
Le persone però sono sempre più diffidenti a mantenere questa fiducia incondizionata verso gli inserzionisti e questo si evidenzia in 3 diversi aspetti, che qui di seguito spiegano bene come si sia rotto qualcosa nel rapporto tra persone e aziende:

  1. Non solo i messaggi pubblicitari. Meno del 15% dei consumatori si fida dei contenuti creati e condivisi dalle aziende. [Fonte:Forrester]

  2. I consumatori si affidano al “Marketing peer-to-peer” (tra persone) 20 volte di più dei media a pagamento. [Fonte: Boston Consulting Group]

  3. Solo l’1% dei millenials dichiara che una buona pubblicità li farebbe appassionare maggiormente al brand. Il 43% dei millenials considera più importante l’autenticità del contenuto stesso. [Fonte: Forbes]


L’influencer che non influenza.

Per venire in soccorso a questo quadro drammatico, le aziende negli ultimi anni si sono affidate sempre più spesso ai cosiddetti influencer. Se siete stati sulla luna negli ultimi 5 anni, gli influencer non sono altro che testimonial. Testimonial del web. Esplosi nel settore della moda e del fashion, adesso qualsiasi singolo individuo che abbia un gruppo di follower online è considerabile un trend setter e quindi è lodevole di essere definito influencer.
L’uso di questi moderni testimonial a scopi pubblicitari è antico quanto la réclame ed è sempre lo stesso escamotage: dare visibilità all’azienda non parlando in prima persona ma per bocca di qualcuno di cui il pubblico si fida.  Come sempre però, non esistono davvero influencer buoni per tutte le stagioni  e molto spesso gli influencer sono privi di un vero pubblico di riferimento, di seguaci veri e propri, con cui parlare e relazionarsi su argomenti concreti.
Infatti, quello che conta davvero non è Chi lo dice ma A chi lo dice. E’ il pubblico interessato che fa la differenza. Una community di appassionati di auto sarà sicuramente interessata alle novità di una casa automobilistica, mentre un gruppo di follower interessati alle gite in macchina di un influencer non è detto che siano tutti appassionati di motori.
Se quindi l’approccio tra azienda e persona si evolve in qualcosa di più sano e umano, specialmente tra i millenials, i risultati si vedono subito e qui abbiamo qualche spunto:

  1. Il 60% dei millenials ha affermato di essere spesso o sempre fedele ai marchi che attualmente acquistano. Prima crei una relazione e una profonda connessione con i millennial, meglio è perché continueranno ad acquistare anche in futuro.

  2. Il 42% dice di essere interessato a cooperare con le aziende per creare i nuovi prodotti

  3. Il 75% ha affermato che  amano i marchi che sostengono le loro comunità locali e preferiscono acquistare da loro rispetto ai concorrenti.

  4. Il 62% dei millennial afferma che se un marchio li coinvolge e interagisce con loro sui social network, è più probabile che diventi un cliente fedele.

 

C’è quindi una nuova via da percorrere per ripristinare il rapporto tra azienda e persona e non c’è tempo da perdere. La strada da intraprendere è quella di instaurare un rapporto reale e di fiducia col proprio pubblico di riferimento, non stressando la loro attenzione ma mettendo in atto vere azioni concrete, trovandosi a interagire direttamente con le persone nei luoghi, digitali o fisici, dove essi già si trovano. Il community marketing in questo senso è una delle nuove armi a disposizione di chi vuole intraprendere questo nuovo cammino.

 

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